Tra consigli per la candidatura e pronunce specifiche, ecco quale inglese potrebbe spalancarvi le porte di Buckingham Palace

Lavorare per Royal Family è un’ambizione di molti, non solo per il prestigio della realtà ma anche per le esperienze per certi aspetti uniche che si possono vivere in un contesto del genere. L’azienda che si occupa di gestire la quotidianità delle residenze reali è la Royal Household e dispone di un sito e di una pagina LinkedIn, sulle quali le opportunità di impiego sono periodicamente aggiornate.

Ma per dirla con il verso di una celebre canzone, solo uno su mille (forse meno) ce la fa.

Oltre alle caratteristiche professionali più specifiche, occorre prestare attenzione alla soft skill più importante: la lingua e il modo in cui viene usata. Inutile specificare che il vostro livello di inglese deve essere molto alto; un traguardo che per alcuni di noi sembra ancora lontano, nonostante secondo una recente analisi del Cambridge Assessment English una buona conoscenza dell’inglese favorisca nel 16% dei casi una carriera più rapida.

Al di là delle statistiche, oggi vogliamo fornirvi qualche consiglio in più sulla varietà di inglese che aumenta le vostre possibilità di mettere piede a palazzo con un contratto.

La lingua scritta: la candidatura
Inizia tutto da qui, da un curriculum e una lettera di presentazione. Per fortuna alcuni consigli utili sono stati condivisi qualche tempo fa da James Upsher, ex dipendente della Royal Family. In un contenuto su LinkedIn, Upsher ha riassunto diversi suggerimenti preziosi, alcuni dei quali hanno a che vedere con la lingua.

Il primo, per quanto possa risultare banale, è comunque importante: se nel vostro curriculum e nella vostra lettera di presentazione ci sono refusi, cioè errori di battitura, errori ortografici o altre imprecisioni linguistiche, la vostra candidatura avrà pochissime possibilità di essere presa in considerazione. Dopotutto, la cura della forma, soprattutto in un contesto come questo, non può essere considerata un accessorio.

E aggiungiamo che inserire in una lettera di presentazione per Buckingham Palace una parola in inglese americano potrebbe non essere un’idea saggia. Attenzione quindi alle differenze ortografiche sistematiche tra inglese britannico e americano come accade nelle coppie theatre/theatercolour/colortraveller/traveler.

La vostra competenza linguistica deve poi permettervi di essere concisi ed efficaci. Come suggerisce saggiamente Upsher, i selezionatori ricevono migliaia di candidature e la brevità potrebbe darvi una corsia preferenziale. Per quanto riguarda poi il contenuto della lettera di presentazione un argomento è tabu: paradossalmente è la Royal Family stessa, soprattutto se vi avventurate in profusioni di ammirazione che poco hanno a che vedere con un ruolo professionale; al massimo è consigliabile un discreto cenno di rispetto all’istituzione della monarchia.

La lingua parlata: quale inglese, o meglio, quale pronuncia?
Passando dal codice scritto a quello orale, la faccenda si complica un po’, soprattutto agli occhi di noi italiani. Sì, perché in Inghilterra «l’accento permette di collocare le persone in primis in una classe sociale e solo secondariamente in una zona geografica», come ci spiega Matteo Santipolo, ordinario di Didattica delle Lingue Moderne e studioso di sociolinguistica dell’inglese dell’Università di Padova.

Una situazione quindi molto differente rispetto a quella italiana, dove gli accenti sono più spesso un indicatore della regione in cui si è cresciuti. La storia socio-linguistica dell’Inghilterra è però diversa anche perché la presenza stessa della monarchia ha consolidato in un certo senso la rilevanza delle classi sociali. «Nel Settecento inizia a imporsi uno standard di pronuncia, individuato soprattutto per coloro che vogliono accedere alle famose sette public school (che pubbliche non sono affatto). La varietà scelta è quella delle classi sociali alte inglesi, cioè quelle che gravitavano intorno alla corte: proprio su questo modo di parlare l’inglese si struttura la cosiddetta Received Pronunciation (RP)». Attenzione, quel received non sta per ricevuta, ma conserva il suo significato ottocentesco: compresa e, per estensione, accettata socialmente.

La RP si è così imposta come la pronuncia più prestigiosa ed è quella parlata dalla Regina Elisabetta (ma non da tutti i membri della Royal Family) e da una fetta minuscola della popolazione dell’Inghilterra che si aggira fra il 3 e il 5%.

Perché è significativo tendere a questo accento se volete candidarvi per una posizione a Buckingham Palace? Perché anche recentemente «è stato notato che gli accenti spesso condizionano la percezione della professionalità, dell’affidabilità, credibilità».

Ne consegue che un avvocato che parla cockney, la varietà di inglese socialmente più connotata in modo negativo, è meno credibile. «Anche nei media si ha un riflesso di questa impostazione. Fino agli ’90 tutti i commentatori della BBC dovevano avere un’impeccabile RP. Raramente ancora oggi si sente un commentatore del torneo di Wimbledon con un accento cockney, mentre è possibile in uno sport come il pugilato. Questo anche perché l’accento crea coesione ed è un prodotto della società: con una banalizzazione estrema, infatti, potremmo dire chi frequenta le public school in genere gioca a tennis, mentre chi viene dall’East End di Londra è più probabile che si interessi al pugilato».

Nella gallery trovate alcune curiosità sfiziose, fra cui il tipo di inglese che parlava Lady Diana e quello di Harry.

Fonte: https://www.vanityfair.it/


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