Il talento italiano continua a primeggiare nella scena delle startup tecnologiche. Qualche tempo fa vi avevamo parlato di Virginia Stagni, italiana under 25 insignita del premio International Media News Association (Inma) 30 under 30, per la categoria Business Intelligence.

Oggi invece vi parleremo di cinque italiani inseriti nella Tech Hot 100 del Telegraph, ovvero la lista dei 100 imprenditori di maggior successo tra i fondatori di aziende ad alto contenuto tecnologico, nate dopo il 2008.

Nella lista al primo posto tra gli italiani c’è Guido Meardi, 46 anni, co-fondatore e CEO di V-Nova, una software company specializzata nella compressione dei file. Un’azienda davvero innovativa, con all’attivo oltre 300 brevetti. E’ stata capace di acquisire due clienti fondamentali, ossia Sky e Eutelsat, diventati, oggi, anche investitori.

Successivamente troviamo Aldo Monteforte, 53 anni, proviene dal mondo dell’Investiment banking, la sua attenzione si è rivolta al settore delle assicurazioni auto. The Floow, questo il nome della sua startup si occupa di valutare la competenza dei guidatori analizzando i dati dei loro telefonini e delle “scatole nere” delle loro vetture. Informazioni che consentono alle società assicuratrici di offrire premi più convenienti ai guidatori più attenti.

Elisabetta Maggio, 55 anni, fondatrice di U-Earth, azienda che produce purificatori d’aria e altri prodotti innovativi, come una maschera anti-Covid. Un’azienda nata con l’obiettivo di creare un mondo libero dall’inquinamento e che ha recentemente completato un’operazione di crowdfunding valutata ben 30 milioni di sterline.

Stefano Vaccino, 38 anni, fondatore e CEO di Yapily. La sua azienda ha sviluppato una piattaforma software che consente alle banche di fornire i loro servizi rispettando gli standard dell’iniziativa Open Banking. Una tecnologia premiata dagli investitori, la quale ha sottoscritto quest’anno un giro di funding di ben 13 milioni di sterline.

Ultimo, ma non per importanza, Tony Sanguinetti, 53 anni, il quale ha puntato al settore dell’health & beauty, creando un prodotto di bellezza al collagene non da applicare sulla pelle, bensì da bere. La sua azienda, Minerva Research Labs, è oggi leader in questo mercato, con una vendita di oltre 40 milioni di bottiglie ed attiva in ben 37 paesi.

Un’altra dimostrazione di come l’Inghilterra abbia bisogno di talenti italiani per far crescere la propria economia, nonostante l’introduzione della Brexit e il conseguente motto “Prima gli Inglesi”.


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