Dopo la sentita e compianta morte del principe Filippo passiamo ora da un tema caldo come quello della monarchia inglese a uno caldissimo come la pandemia.

Il Regno Unito ha dovuto affrontare una violenta terza ondata di infezione da Covid. Questo ha comportato la totale chiusura del paese per ben 4 mesi. Eravamo appena usciti da un secondo lockdown nel mese di novembre con la speranza di poter arginare la diffusione del virus e festeggiare serenamente il Natale. Purtroppo, però, l’arrivo di una nuova variante, conosciuta ora come “variante inglese”, ha complicato notevolmente i piani e, come qualcuno può ancora ricordare, poco prima di Natale il primo ministro Johnson ha ordinato un terzo, lungo lockdown. Non trovo altri aggettivi per descrivere questa chiusura forzata. Ancora una volta ci siamo trovati per 4 mesi senza negozi, parrucchieri, palestre, ristoranti. Tutto chiuso, di nuovo. L’annuncio della graduale riapertura del paese a partire dal 12 di aprile, come si può immaginare, è stato visto con grande ottimismo e speranza per i mesi futuri. 

Durante questo periodo di chiusura forzata, tuttavia, due avvenimenti hanno in qualche modo aiutato a mantenere alto il morale: la campagna vaccinale e la garanzia del “furlough”, ossia la cassa integrazione pagata dal governo per far fronte a questa emergenza. 

Del primo evento se ne è parlato abbondantemente in tutto il mondo. Il Regno Unito ha dimostrato in questo caso di essere ben organizzato e di preparare un piano vaccinale diverso rispetto a molti altri paesi. L’obiettivo dichiarato è stato quello di vaccinare quante più persone possibili con la prima dose e poi procedere con la seconda iniezione in una seconda fase. Il vaccino principale non poteva che essere quello prodotto “in casa”, ossia l’Astra-Zeneca, approvato a tempi record ancor prima che ciò avvenisse in Europa. 

I numeri finora sono molto incoraggianti: più di 33 milioni di persone hanno ricevuto ad oggi almeno una dose del vaccino anticovid. Si stima che entro luglio l’intera popolazione avrà ricevuto almeno un’iniezione ed entro ottobre si stima che la campagna vaccinale possa considerarsi conclusa.

Io personalmente non sono stato ancora vaccinato ma calcolo di poter ricevere la prima dose verso la fine di maggio o i primi di giugno massimo. Conosco comunque molti amici e amiche che già si sono vaccinati, e a parte qualcuno abbia avuto qualche linea di febbre e debolezza per alcuni giorni, stanno tutti bene e sono contenti di essersi vaccinati. 

Per quanto riguarda invece il lato economico, possiamo ritenerci sicuramente molto fortunati. Nonostante la grande incertezza e la crisi che la pandemia ha generato, il governo ha sempre garantito aiuti economici a tutti attraverso lo schema del “furlough”, ovvero la cassa integrazione nazionale. Questo paracadute finanziario ha sicuramente reso un po’ più leggero il lungo lockdown. 

Nonostante i lunghi mesi di difficoltà, Londra sembra ora pronta a ripartire. Il 12 aprile, giorno in cui molte attività hanno riaperto le proprie porte ai clienti, ha visto un boom di persone in giro per le vie di Londra. In alcuni casi alcuni negozi sono stati letteralmente presi d’assalto. Per questo motivo la giornata è stata soprannominata “Manic Monday”.  È il caso per esempio di Primark, che ha avuto lunghissime code fuori dai suoi negozi per tutta la giornata. Non avendo un sito e-commerce, potete benissimo immaginare la voglia di molte persone di entrare in un negozio e poter finalmente comprare a prezzi vantaggiosi vestiti a marchio Primark. 

Oltre ai negozi, anche alcuni servizi come per esempio i parrucchieri hanno visto un alto volume di persone e prenotazioni in tilt a partire dalla giornata di lunedì 12. Stesso discorso vale ovviamente anche per i pub e i ristoranti. In questo caso il settore della ristorazione è aperto solo con servizio all’esterno, ma nonostante tutto molti locali registrano  il “tutto esaurito” e non hanno tavoli disponibili fino a metà maggio, quando anche il servizio all’interno verrà concesso. 

Nonostante questi segnali incoraggianti per un ritorno alla normalità,  camminando per le vie centrali di Londra, si notano ancora i segni lasciati dalla pandemia. A Regent Street, una delle vie più famose e importanti della capitale inglese, molti negozi sono ancora chiusi. Alcune compagnie, anche di rilievo internazionale, hanno di fatto abbandonato gli spazi commerciali presenti lungo la via dello shopping. Ralph Lauren ne è un esempio. Anche Barclays, una delle banche più importanti del Regno Unito ha chiuso i battenti della sua filiale nella centralissima Piccadilly Circus. Spostandosi verso Oxford Street, altra icona dello shopping, si può notare invece la mancanza di due colossi del retail: TopShop, brand amato soprattutto dai più giovani e Debenhams, storico marchio che ha rappresentato per anni un punto di riferimento tra i grandi magazzini. Entrambe le società, a causa dei guai finanziari provocati anche dalla pandemia, hanno dichiarato bancarotta qualche mese fa, scatenando grandi reazioni anche a causa del numero imponente di lavoratori lasciati a casa. 

Ma come si suol dire: “the show must go on” e quindi guardiamo verso il futuro con ottimismo e speranza. Se da un lato grandi compagnie falliscono, dall’altro ce ne sono altre pronte a investire a Londra e diventare ancora più grandi. È il caso di “Eataly”, brand nostrano che ha recentemente annunciato l’inaugurazione del suo nuovo centro a Liverpool Street, nel cuore della City, previsto l’ultimo fine settimana di Aprile. Buone notizie per tutti gli amanti del cibo italiano e di molti italiani che sono alla ricerca di un posto di lavoro.

Concludo questa rassegna del mese di Aprile con una piccola chicca.

Una delle ragioni per cui amo gli inglesi è il loro modo in cui concepiscono il concetto di business. 

Vi faccio un esempio. 

A Piccadilly Circus c’è un piccolo chioschetto proprio sotto il grande schermo che illumina la piazza. Prima dell’avvento del covid e quando Londra era ancora invasa dai turisti, questa piccola casetta vendeva biglietti per tutti gli spettacoli di tutti i teatri della capitale. Ovviamente le cose sono cambiate, ed ora sia gli spettacoli che i turisti sono assenti dalla città. Ma i proprietari di questa piccola attività anziché rassegnarsi a una chiusura già certa hanno deciso di reinventarsi e cambiare il loro modello di business. Anche se sul tetto si sponsorizzano ancora gli show in programma nei teatri nei prossimi mesi, questo chiosco ora vende hot dog e hamburger. Sono servite poche modifiche e una nuova griglia e il nuovo business è ora pronto a farsi strada. Non so ancora se alla fine la cosa funzionerà, ma non si può certo dire che è mancata l’invettiva e la voglia di fare a chi gestisce questo piccolo spazio. well done, my friend!

Fonte: comocity.it


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