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Oggi vi raccontiamo la storia di Irene, che vive a Londra da 5 anni ed è impegnata in prima linea nella lotto contro il Covid-19, lavora, infatti, come infermiera nel reparto di terapia intensiva in uno degli ospedali più grandi della capitale britannica.

Ciao sono Irene, ho 30 anni e mi sono trasferita a Londra 5 anni fa, appena arrivata in UK, lavorai per un piccolo ospedale di periferia, dopo due anni decisi di trasferirmi nella capitale ed attualmente lavoro nel reparto di terapia intensiva di uno degli ospedali più grandi di Londra.

Te hai vissuto e vivi, attualmente, in prima linea contro la lotta al Covid-19, raccontaci la tua esperienza: Non è stato semplice e non lo è tutt’ora, innanzitutto avevo deciso di trasferirmi in un reparto differente dalla terapia intensiva, ma con l’arrivo della personale, così insieme ad alcuni colleghi tornammo. Il primo periodo fu veramente pandemia, il personale era veramente short ed il reparto di T.I. aveva bisogno di più stressante, turni infiniti, gente che moriva e ahimè non si riusciva a salvarla, nonostante tutto il personale medico facesse il possibile per riuscirci…ma la cosa più stressante e che faceva rabbia, erano sicuramente le tante persone che non si rendevano conto della gravità della situazione, la maggior parte delle volte non rispettavano le regole, pensando: “se lo faccio solo io tanto che cambia?”. Cambia, perché, come un singolo, si comportavano tanti altri individui e così i contagi aumentavano, bastava indossare la mascherina e non uscire di casa se non per lavorare, quando era possibile, ma, tante persone, hanno preferito incontrarsi a casa di amici, in gruppi, dando così via libera al virus.


Ho conosciuto anche gente che come me ha sempre rispettato le regole ed aiutato il prossimo. La pandemia non ci ha tolto solo la libertà, ma anche tante amicizie, molti connazionali decisero di tornare a casa per stare con la famiglia, altri invece, a causa della perdita del lavoro, sono dovuti rientrare nei loro paesi d’origine. E’ stata dura e lo è ancora.

Brexit, quanto secondo te cambierà il Regno Unito? Dal punto di vista mio lavorativo, fortunatamente non vedrò alcuna differenza, ma per molte alte persone purtroppo, non sarà così. Chi avrebbe voluto studiare in una Università inglese, ottenendo una borsa di studio, dovrà dire addio al suo sogno, perché 10 K l’anno, sono una spesa troppo grande. Ricordo all’inizio di Gennaio quando molti track erano rimasti bloccati in Kent, o per esempio che alcuni prodotti cominciavano a scarseggiare nei supermercati.

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Il tuo futuro lo vedi a Londra?: No, onestamente no, a Londra mi trovo bene, ho un lavoro che mi appaga, amicizie, tuttavia non vedo il Regno Unito come la patria dove voler vivere per sempre.
Per ora, tuttavia, ho molte più opportunità di lavoro qui in Inghilterra che in Italia


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