Nella fase 2 del settore aereo della pandemia di Covid-19, condurrà inevitabilmente a un aumento dei prezzi dei biglietti. A spiegare il meccanismo è Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti all’Università Bicocca di Milano, che afferma: “Il mercato aereo italiano, che è passato da 53 milioni di passeggeri nel 1997 a 161 milioni del 2019, rischia di non riprendersi più dopo la crisi del coronavirus”.

Non è un caso che il numero uno di Ryanair, Michael O’Leary, uno che non le manda mai a dire, in una recente intervista al Financial Times abbia affermato che la low cost da lui capitanata, una delle principali al mondo, non riprenderà a volare se bisognerà lasciare vuoto il posto centrale nelle file. Ryanair, ha fatto sapere O’Leary, non intende adeguarsi “alle stupide regole di distanziamento sociale”.

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“Proprio delle low cost e dei loro aeroporti di riferimento ci stiamo maggiormente occupando – fa sapere Giulio De Carli, managing partner di One Works, società di architettura e ingegneria – perché, avendo fatto dell’’affollamento’ (full occupancy) il loro modello operativo, le low cost avranno più problemi a recuperare operatività piena. Per le low cost, che per la maggior parte operano voli entro le due-tre ore, il tema della capacità piena a bordo è fuori discussione, quindi seppure verosimilmente bassi per mesi, i flussi saranno ancora concentrati in fasce orarie. Stiamo lavorando sia lato terra, su come accogliere i passeggeri, minimizzando i tempi di attesa prima dei nuovi controlli che verranno predisposti tipo temperatura e documenti sanitari; sia lato aria, per ottimizzare i tempi di imbarco e sbarco con le nuove procedure con minimo impatto sui tempi a terra degli aerei, che è punto critico per i vettori low cost”.

Di La tua Londra

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