Nel Regno Unito scoppiano le manifestazioni e la rabbia dopo la morte di Sarah Everard, la giovane donna rapita e uccisa da un agente di polizia nei pressi di Londra. Ecco cosa è successo.

La morte di Sarah Everard ha sconvolto il Regno Unito, causando un’ondata di proteste, che hanno avuto come epicentro la manifestazione nel parco di Clapham Common.

L’omicidio di Sarah Everard ha sollevato una ventata di polemiche dal momento che si tratta dell’ennesimo femminicidio, aggravato dal fatto che l’artefice sia stato un poliziotto, ossia colui che dovrebbe dar sentire protette le persone. Sul web e dal vivo si sono moltiplicate una serie di iniziative, sotto lo slogan “She was just walking home” (Stava solo tornando a casa, n.d.r.), nate tutte da un forte sentimento di rabbia che riaccendono i riflettori sui temi della sicurezza delle donne e sui femminicidi.

Chi è Sara Everard e cosa è successo a Londra?

Sarah Everard è nata nel Surrey nel 1987 ed è cresciuta a York, una citta situata a nord-est dell’Inghilterra, dove ha frequentato la Fulford School, per poi continuare gli studi alla St Cuthbert’s Society, Durham University, specializzandosi in Geografia Umana. Attualmente era direttrice marketing per un’agenzia di media digitali e viveva nel South London, nella zona di Brixton Hill.

Il 3 marzo, alle ore 21, Everard lascia la casa di un suo amico, vicino al parco di Clapham Common, per tornare alla sua abitazione. Durante il tragitto telefona al fidanzato, con cui parla per circa 15 minuti, il suo passaggio è stato registrato da una telecamera di un videocitofono alle 21.28, e da quel momento non si hanno più notizie della ragazza. Il giorno successivo il fidanzato della Everard denuncia la scomparsa della sua ragazza e subito scattano le ricerche. Scotland Yard perlustra tutta la zona e lancia appelli agli abitanti anche attraverso i social network per chiedere informazioni e aiuto. Durante le ricerche vengono perquisite circa 750 abitazioni, svuotati gli stagni nel circondario, e si estendono le indagini fino alla Contea del Kent, a sud-est.

Dopo diversi giorni, il 9 marzo viene arrestato il primo sospettato, si tratta di Wayne Couzen, un agente di polizia del Comando di protezione parlamentare e diplomatica, chiamato a proteggere la tenuta parlamentare del Regno Unito e le ambasciate a Londra. Lo sgomento si impossessa delle forze dell’ordine. Il giorno successivo viene ritrovato un corpo fatto a pezzi in una zona boscosa della città di Ashford, nel Kent. Lo stato dei resti non ha permesso il riconoscimento del corpo, ma l’analisi delle impronte dentali ha confermato che si trattava proprio di Sarah Everard.

In breve tempo arriva anche la conferma che l’assassinio è avvenuto per mano di Wayne Couzens per il quale viene convalidato l’arresto. Quello che ne è seguito è stato lo sgomento delle forze dell’ordine, che lo hanno definito come “scioccante e profondamente inquietante”, dal momento che “Il nostro compito è pattugliare le strade e proteggere le persone”, aggiunge il capo della polizia metropolitana Dame Cressida Dick.

Il drammatico evento tuttavia ha smosso anche gli animi dei cittadini, non solo nel Regno Unito, ma in diverse parti del mondo, dando vita ad un effetto George Floyd, l’ennesimo crimine avvenuto per mano della polizia.

L’ondata di proteste a Londra

Il drammatico evento, davanti l’ennesimo femminicidio e l’impossibilità di difendersi da chi dovrebbe effettivamente difenderci, ha scatenato un’ondata di proteste, che hanno avuto come epicentro la manifestazione nel parco di Clapham Common, durante il quale si sono radunate centinaia di persone.

È un dato tristemente noto che in Gran Bretagna quasi la totalità delle donne abbia subito molestie di vario genere nel corso della propria vita, un fenomeno che non può e non deve continuare ad esistere, soprattutto se commesso da parte di coloro che dovrebbero difendere i cittadini. Sabato 13 marzo viene indetta una manifestazione a lume di candela in onore di Sarah Everard, sotto lo slogan “She was just walking home” (stava solo tornando a casa). A causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, l’evento non era stato autorizzato, e il parco si è trasformato nel palco di uno scontro tra manifestanti e forze dell’ordine, che si è concluso con l’ammanettamento di quattro donne.

L’intervento irruente e violento delle forze di polizia ha infiammato ancora di più gli animi dei manifestanti, accomunati anche da un senso di diffidenza verso la polizia, di cui l’assassino di Sarah Everard è un membro. Immediato è stato il commento della classe politica, che si è schierata dalla parte dei manifestantiesprimendosi con parole dure contro la polizia definendo “sconvolgente” e “ inaccettabili” le immagini della repressione.

Fonte: Money.it


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